HomeAbitudini di consumo › Quanto incide la temperatura impostata sul condizionatore? Il valore ottimale secondo gli studi
Abitudini di consumo

Quanto incide la temperatura impostata sul condizionatore? Il valore ottimale secondo gli studi

📅 25 Agosto 2026✍️ di Beatrice Sani⏱️ 4 min di lettura

Incide molto: ogni grado in meno sotto i 26 °C può far salire i consumi del condizionatore dal 6% al 10%. Gli studi sul comfort indicano come valore ottimale per il raffrescamento domestico circa 26 °C (25–27 °C a seconda di umidità, attività e abbigliamento). Meglio puntare sulla stabilità, non su «colpi di freddo».

In sintesi:

  • Setpoint consigliato: 26 °C di giorno, 27–28 °C di notte.
  • Ogni −1 °C rispetto a 26 °C = +6–10% di consumo.
  • Umidità target: 40–60% per comfort con meno freddo.
  • Ventilazione e schermature aiutano a risparmiare più dei gradi in meno.

Perché il setpoint incide così tanto

Il condizionatore lavora contro il caldo esterno: maggiore è la differenza di temperatura, maggiore è il lavoro del compressore e minore l’efficienza istantanea.

Nei modelli inverter il consumo cresce in maniera progressiva, ma la logica non cambia: più freddo chiedi, più alta è l’energia necessaria per mantenerlo, specie nelle ore più calde.

Il valore ottimale secondo gli studi

La letteratura sul comfort termico (es. ASHRAE Standard 55) e le indicazioni tecniche di enti nazionali come ENEA convergono su un range di benessere con abbigliamento estivo leggero e attività leggera attorno ai 25–27 °C, con umidità relativa 40–60%.

In casa, con buona ventilazione interna e corretta deumidificazione, 26 °C rappresenta il miglior compromesso tra comfort e consumo. La notte, quando il corpo produce meno calore e l’aria esterna si raffresca, si può salire a 27–28 °C mantenendo un comfort accettabile.

Setpoint Consumo stimato vs 26 °C Note di comfort
27–28 °C −5% / −10% Ok di notte con ventilazione
26 °C Baseline Equilibrio comfort/risparmio
25 °C +6% / +10% Per picchi di calore o affollamento
24 °C +12% / +20% Freddo per molti; occhio a umidità
23 °C +18% / +30% Costi e rischi di discomfort elevati

Regola pratica veloce

Giorno: imposta 26 °C e ventola media. Notte: 27–28 °C con ventilatore di supporto, deumidifica attiva.

Fattori che spostano l’ago della bilancia

  • Umidità: a parità di temperatura, un’aria più secca risulta più confortevole.
  • Isolamento e serramenti: tetto e infissi performanti riducono il carico e permettono setpoint più alti.
  • Esposizione e schermature: tende esterne e frangisole limitano il guadagno solare.
  • Numero di persone e apparecchi: più calore interno, più serve margine (25–26 °C nelle ore di punta).
  • Classe energetica e taglia dell’unità: macchine efficienti e ben dimensionate mantengono il comfort senza eccessi.
  • Manutenzione: filtri sporchi = minore portata d’aria, consumi in crescita e comfort in calo.
  • Ventilazione incrociata: se possibile, sfruttarla la sera per smaltire il calore accumulato.
  • Tessuti e abbigliamento: materiali traspiranti ampliano il range di comfort percepito.

Strategia in 5 mosse per tagliare i consumi

  1. Limitare il delta: mantieni una differenza con l’esterno di 5–7 °C. Con 33 °C fuori, 26–27 °C dentro sono ideali.
  2. Deumidifica mirata: usa la modalità «dry» nelle giornate afose. Spesso bastano 26–27 °C con UR al 50%.
  3. Ventola e ricircolo: ventola media e pale a soffitto creano wind-chill percepito di −1/−2 °C senza alzare i consumi.
  4. Programmi: timer per pre-raffrescare prima dei picchi e Eco/Auto per modulare; evita accensioni e spegnimenti continui.
  5. Schermature e carichi interni: chiudi persiane al sole, limita forno e luci alogene nelle ore calde.
In sintesi:

  • Obiettivo comfort prima del «freddo»: 26 °C, UR 40–60%, aria in movimento.
  • Tagliare di 1 °C solo quando serve davvero (ospiti, cucina accesa, picchi pomeridiani).

Errori comuni da evitare

  • Impostare 22–23 °C per «raffreddare prima»: non velocizza il raffrescamento, ma spreca energia e rischia condensa.
  • Spegnere e riaccendere spesso: meglio mantenere un setpoint stabile con inverter.
  • Ignorare i filtri: lavarli ogni 2–4 settimane in stagione.
  • Direzionare l’aria sul corpo: crea discomfort e mal di gola; orienta le alette in alto per miscelare.
  • Dimenticare la notte: alzare di 1–2 °C e attivare la funzione sleep.

Caso reale: una ristrutturazione che insegna

Nel passaggio dalla mia vecchia casa alla nuova, riqualificata vicino a Ferrara, ho visto la differenza. Con cappotto leggero sulle pareti più esposte, schermature esterne e ventilatori a soffitto, ho fissato 26 °C come setpoint standard. Risultato? Estate più uniforme, meno accensioni al massimo, e una riduzione dei kWh in raffrescamento stimabile nell’ordine di circa il 15–20% rispetto agli anni precedenti, a parità di giornate calde. La chiave non è stata «fare più freddo», ma farlo meglio.

Domande rapide

  • In ufficio vale 26 °C? Sì come riferimento, ma con molti occupanti può servire 25 °C nelle ore di punta.
  • Bambini e anziani? Meglio evitare sbalzi: 26–27 °C con umidità controllata e aria non diretta.
  • Ondata di calore intensa? Pre-raffresca al mattino, chiudi schermature, mantieni 25–26 °C nelle stanze usate e 27–28 °C nelle altre.

La regola d’oro resta semplice: comfort stabile, non freddo estremo. Il portafogli e il benessere ringraziano.

Beatrice Sani

Beatrice ha vissuto il passaggio da una casa vecchio stile a una pienamente rinnovata e sostenibile nei dintorni di Ferrara. Durante la ristrutturazione ha imparato sul campo a scegliere materiali e soluzioni che ottimizzano i consumi, coinvolgendo tutta la famiglia in scelte consapevoli e storie di successo sul risparmio.