Termosifoni elettrici o a gas: quando conviene davvero passare all’elettrico per risparmiare sulle spese

Quel sabato mattina in negozio a Parma, con la nebbia che stentava a sollevarsi e il profumo di caffè ancora nell’aria, è entrata Maria con una cartellina di bollette sotto braccio. Mi ha raccontato di aver visto in offerta dei termosifoni elettrici e di essere tentata di staccarsi dalla vecchia caldaia a gas. Le ho chiesto dieci minuti, una penna e un foglio quadrettato. Perché tra elettrico e gas, i numeri — e la casa in cui quei numeri si trasformano in calore — fanno tutta la differenza.
Il conto in bolletta, spiegato semplice
Parto sempre da qui, dal costo reale del calore. Un termosifone elettrico tradizionale trasforma un chilowattora elettrico in un chilowattora termico: uno a uno, senza moltiplicatori. Se il prezzo dell’elettricità tutto compreso oscilla tra 0,25 e 0,35 euro/kWh, il calore prodotto costerà all’incirca quella cifra per kWh termico. Il gas funziona in modo diverso: un metro cubo standard contiene energia che, tenendo conto del rendimento della caldaia, si traduce spesso in un costo per kWh termico intorno a 0,09–0,12 euro. Sono valori medi, variabili per fascia oraria, offerte e imposte, ma il rapporto resta chiaro.
Non è un’opinione, è aritmetica quotidiana. Le tariffe cambiano, ma gli andamenti li racconta ogni mese ARERA, con grafici che spiegano come gli sbalzi del mercato incidano sul kWh luce e sul metro cubo di gas. In sintesi: con i termosifoni elettrici resistivi si paga, a parità di calore richiesto, più del gas. Eppure, non finisce qui.
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La vera partita dell’elettrico si gioca con le Pompa di calore. A differenza del termosifone resistivo, una pompa di calore non “crea” calore dalla corrente, lo sposta: prende energia dall’aria esterna o dall’acqua e la trasferisce in casa. Qui entra in scena il COP, il rapporto tra calore ceduto e elettricità consumata. Un COP stagionale medio può stare attorno a 3, tradotto: con 1 kWh elettrico ottieni circa 3 kWh di calore. Se paghi l’elettricità 0,30 euro/kWh, il calore ti costa attorno a 0,10 euro/kWh. Ed ecco che l’elettrico, con una buona pompa di calore, si allinea o supera il gas in convenienza.
Naturalmente il COP non è fisso: dipende dalla temperatura esterna, dalla qualità dell’impianto e da come viene regolato. Nelle giornate di gelo il rendimento cala, in mezza stagione vola. È per questo che i contesti climatici e le caratteristiche dell’abitazione incidono quanto la scelta dell’apparecchio.
La casa comanda: isolamento, radiatori e abitudini
Ogni appartamento racconta una storia diversa. In una casa ben isolata, con serramenti performanti e dispersioni contenute, l’impianto lavora dolcemente e l’elettrico — specie con pompa di calore — dà il meglio. In una palazzina anni Settanta senza cappotto, con pareti fredde e spifferi, la potenza richiesta per stare al caldo si impenna e la convenienza può spostarsi verso il gas, soprattutto se si hanno radiatori dimensionati per alte temperature.
Conta anche il tipo di terminali. I termosifoni tradizionali amano l’acqua calda, spesso oltre i 60–70 °C. Una pompa di calore rende di più a bassa temperatura, sotto i 50 °C, e diventa regina sui pavimenti radianti o su radiatori sovradimensionati. Laddove i termosifoni sono piccoli e l’isolamento scarso, per farli “cantare” la pompa di calore potrebbe faticare e perdere margine economico.
Infine, c’è lo stile di vita. Se si sta fuori tutto il giorno e si vuole accendere un’ora la sera, il termosifone elettrico portatile promette immediatezza, ma il conto a fine mese rischia di sorprendere. Se invece si preferisce un calore costante, distribuito e ben modulato, l’elettrico con pompa di calore diventa un alleato disciplinato e, alla lunga, più conveniente.
Quando l’elettrico fa davvero risparmiare
Con Maria abbiamo messo in fila alcuni casi in cui il passaggio all’elettrico ha senso economico. Il primo: abitazioni ben isolate, con ambienti non troppo grandi e impianti disposti a lavorare a bassa temperatura. Qui una pompa di calore aria-acqua o aria-aria abbatte i consumi e garantisce comfort uniforme, con un costo per kWh termico comparabile, se non inferiore, al gas.
Il secondo caso riguarda chi ha un impianto fotovoltaico. L’autoconsumo cambia le regole: l’energia prodotta in casa, e quindi quasi “gratuita” nei momenti di sole, alimenta la pompa di calore nelle ore centrali, riducendo la dipendenza dalla rete. Con un buon accumulo termico o con la semplice inerzia del pavimento radiante, il calore si trascina fino alla sera e i conti sorridono.
Terzo scenario: tariffe elettriche dinamiche o multiorarie ben sfruttate. Programmare la produzione di calore nelle fasce fuori picco, soprattutto in mezza stagione, aiuta a limare ulteriormente il costo del kWh termico. Qui la regolazione fine — cronotermostati smart, sonde esterne e valvole ben tarate — vale quanto un nuovo elettrodomestico.
E quando è meglio restare al gas
C’è anche il rovescio della medaglia. In condomini con impianto centralizzato a radiatori pensato per alte temperature, sostituire con l’elettrico stanza per stanza non solo è complicato, ma spesso controproducente. La convivenza tra vecchi termosifoni e resistenze elettriche isolate rischia di produrre spese doppie senza reale comfort.
Nei climi più rigidi, senza lavori di efficienza, una pompa di calore potrebbe lavorare quasi sempre ai limiti, perdendo gran parte del vantaggio. In questi casi una caldaia a condensazione moderna, ben regolata e magari affiancata da una piccola pompa di calore in modalità ibrida, può garantire bollette più stabili in attesa di interventi sull’involucro.
Attenzione anche all’uso sporadico. La tentazione di scaldare rapidamente uno studio freddo con un termosifone elettrico portatile è comprensibile. Per poche ore e piccoli volumi può andare, ma come abitudine giornaliera il costo schizza. Se lo spazio è ridotto, una pompa di calore aria-aria dedicata, silenziosa e modulante, spesso consuma meno e rende di più.
Investimento, incentivi e tempi di rientro
Un altro foglio quadrettato scivola sempre fuori dalla mia cartellina quando si parla di budget. Un termosifone elettrico costa poco all’acquisto, ma moltissimo all’uso se diventa la fonte primaria. Una pompa di calore richiede un investimento iniziale importante per macchina e installazione, però spalma il costo nel tempo con bollette più leggere. Le cifre? Variabili come le case: dalla migliaia di euro per un’aria-aria a diverse migliaia per un’aria-acqua integrata sull’impianto esistente.
Gli incentivi aiutano a decidere. Tra detrazioni fiscali vigenti ed eventuali contributi in conto capitale, l’esborso può ridursi sensibilmente, soprattutto se si interviene in modo coordinato su involucro e impianti. Il ritorno economico medio, nelle situazioni favorevoli, si colloca spesso tra cinque e otto anni, più rapido se c’è fotovoltaico e se i consumi iniziali sono alti.
Come scegliere senza sbagliare stagione
Prima di cambiare rotta, serve una diagnosi leggera ma rigorosa. Un tecnico può stimare le dispersioni dell’appartamento, la temperatura di mandata necessaria ai radiatori attuali e il fabbisogno annuo. Con questi tre dati, il confronto tra gas, termosifoni elettrici e pompe di calore non è più una scommessa ma un calcolo. Se il fabbisogno è medio-basso e la mandata resta sotto i 50 °C, l’elettrico con pompa di calore spicca. Se occorrono 65–70 °C per stare bene e le pareti disperdono, allora conviene prima ridurre le perdite e solo dopo pensare al cambio di generatore.
Nella mia casa in periferia, costruita con criteri di risparmio energetico, ho scelto una pompa di calore aria-acqua abbinata al pavimento radiante. In inverno, la mando a 35–40 °C e lascio che il comfort si costruisca piano. La bolletta elettrica sale rispetto all’estate, com’è naturale, ma la somma annuale con il fotovoltaico resta sotto controllo e il gas in pratica non lo uso più. Non è una ricetta universale: è la prova che quando involucro e impianto dialogano, l’elettrico sa essere competitivo e pulito.
Il filo che unisce numeri e vita in casa
Alla fine di quei dieci minuti con Maria, avevamo due conclusioni chiare. Primo: i termosifoni elettrici resistivi non sono una scorciatoia al risparmio, se diventano il sistema principale. Secondo: l’elettrico ha un’anima efficiente nella pompa di calore, che diventa vincente nelle case pronte a lavorare a bassa temperatura, meglio ancora se c’è il sole del fotovoltaico a dare una mano.
Maria è uscita con una decisione prudente: niente acquisti d’impulso, una verifica del fabbisogno dell’appartamento e una chiacchierata con l’amministratore per valutare un passaggio graduale, magari ibrido, verso l’elettrico. Io ho finito il caffè diventato freddo, sorridendo: perché il risparmio non sta in un’etichetta, ma nel cucire tecnologia, tariffe e muri di casa addosso alla nostra vita. Esattamente come il primo cappotto d’inverno, quello che non vedi, ma che ti fa sentire al caldo senza esagerare con la stufa.

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